Il Dinamitificio Nobel di Carmignano, invaso dalla vegetazione

Il dinamitificio Nobel di Carmignano oggi, invaso dalla vegetazione

Il Dinamitificio Nobel di Carmignano

Ci troviamo al cospetto di un’area completamente immersa nel verde e nel silenzio. Le rovine avvolte da piante rampicanti che lentamente, con il loro ritmo, nascondono ogni spazio artificiale, trasportano l’osservatore in un tempo lontano, forse futuro, dove dell’uomo sembrano scomparire anche le tracce.

Il luogo è protetto da due barriere: una rete metallica che a malapena riesce nel suo compito e una cinta di alberi e sottobosco che farebbero quasi perdere il senso dell’orientamento, se non fosse che di tanto in tanto lo sguardo si appiglia a qualche frammento di scalinata o di colonna, a qualche contorta ferraglia.

È quello che Gilles Clement definisce una riserva del Terzo Paesaggio, sottratta al territorio antropizzato e contraddistinta dall’assenza di ogni decisione umana.

Stiamo parlando del Dinamitificio Nobel di Carmignano, una delle più importanti fabbriche di esplosivi del secolo scorso. Un insediamento industriale smisurato che tra l’inizio della Grande Guerra e gli anni ’60 garantì un’importante distribuzione di armi per entrambe le Guerre Mondiali, arrivando a contare fino a circa 4 mila lavoratori.

La scelta geografica influì certamente sul suo poderoso sviluppo: l’industria fu edificata a pochi passi dall’Ombrone Pistoiese, affluente dell’Arno nel comune di Carmignano, così da disporre di abbondanti risorse idriche. Ma non solo, il Dinamitificio si trovava anche in un’area rurale che garantiva un’adeguata distanza dai poli urbani e comprendeva anche un progetto di rimboschimento finalizzato a proteggere l’insediamento dalle incursioni aeree.

Nel 1944 l’area divenne teatro di scontri fra i tedeschi che occuparono il Dinamitificio e partigiani locali. Nel corso dei combattimenti venne completamente distrutta la stazione ferroviaria, vittima di un attacco alla polveriera dello stabilimento con un convoglio di vagoni carichi di tritolo, parte della strategia di sabotaggio partigiana per riconquistarne il controllo.

Venute meno le esigenze belliche, le strutture vennero dismesse dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma dovranno attendere gli anni ’60 per essere completamente bonificate per poi diventare, nel 1964, di proprietà privata.

La grandezza e l’importanza del sito resta testimoniata dalle strade, dai viali e dalle piazze che a tratti ricordano un centro abitato, sicuramente frastornato dai rumori dei macchinari e transitato freneticamente dagli operai prima, dalle truppe poi. Oggi, invece, si rivela come un paesaggio idilliaco dove tra i viali alberati di tiglio si possono intravedere i lievi tracciati del rado calpestio di qualche odierno esploratore.

By | 2019-09-19T14:43:30+00:00 dicembre 30th, 2018|Scoperta e memoria|