La "Colombaia" come si presenta oggi, pericolante. Si intravede ancora uno stemma dipinto sulla facciata.

La “Colombaia” come si presenta oggi, pericolante. Si intravede ancora uno stemma dipinto sulla facciata.

La Colombaia, una storia di tante Leopoldine

Ma s’è patito tanto, tanto tanto. Un s’aveva mica il bagno” racconta l’anziana signora dal balcone della nuova casa giallo ocra.

Dal cortile, il marito, mentre si avvicina alla Colombaia ormai delimitata da una recinzione di sicurezza per il pericolo di crolli, riprende il filo della storia e prosegue il racconto: “il bagno era quello lì, guarda – indicando in alto con la mano – uscivan di casa e andavano lì. C’era la buca! E te tu mi vuoi dire che io c’ho nostalgia di queste cose qui?! Mi dispiace che siano andate così, però uno che vien di fuori non se ne può rende’ conto… ma uno che c’è stato, c’è vissuto… il freddo ti mangiava d’inverno”.

Siamo di fronte ad una delle tante coloniche abbandonate del territorio toscano, nella località di Leccio, in provincia di Firenze. Una Leopoldina. La struttura Leopoldina fu così rinominata perché frutto di una nuova organizzazione rurale promulgata nel XVIII sec. dal Granduca Pietro Leopoldo, allo scopo di razionalizzare la produzione e assicurare il benessere della famiglia contadina. Ma già dalla seconda metà degli anni ’50 del Novecento non garantiva più un’adeguata qualità della vita, in relazione agli ampi mutamenti in corso, sia sociali che urbani.

Mario, fra gli ultimi inquilini della Colombaia, trasferitosi in una nuova costruzione antistante

Mario, fra gli ultimi inquilini della Colombaia, trasferitosi in una nuova costruzione antistante

In questo caso abbiamo la fortuna della diretta testimonianza di chi in quella casa ci ha vissuto per gran parte della sua vita, con altri trenta parenti come usava a suo tempo. Mario T. ci ha condotti all’interno di quella vita rurale ormai scomparsa, girando intorno alla casa, indicandone le finestre, descrivendo le persone, le stanze e avvenimenti ancora molto vividi. Ricorda quando crollò il pavimento della stanza dove dormivano le donne, le quali caddero proprio sopra le bestie e la zia della moglie rimase appesa con la cintura ad un corno di una vacca. Gli uomini, avvertito il frastuono, accorsero in salvataggio: “ma non si fece male nessuno, né le bestie, né le persone”.

Oggi, i due inquilini della Colombaia vivono di là dalla strada, nella casa moderna appena di fronte, appagati dalle nuove comodità e felici di avervi cresciuto i propri figli.

Forse con nostalgia di tanto in tanto lanciano uno sguardo a quella imponente e meravigliosa struttura ottocentesca che ospitava una così numerosa famiglia, di come non se ne vedono più.

A volte è la stessa casa rurale che, ormai decadente, si fa ricordare con il rumore dei crolli di qualche solaio, soffitto o muro, portandosi via con sé frammenti della vita di tante famiglie contadine d’Italia.

By | 2019-06-16T16:28:48+00:00 dicembre 30th, 2018|Scoperta e memoria|