I ruderi dell'eremo pendente di Montespecchio, testimonianza di passata ricchezza

I ruderi dell’eremo pendente di Montespecchio, testimonianza di passata ricchezza

L’eremo pendente di Montespecchio

La perfetta realizzazione lineare del complesso romanico, nell’alternarsi in linee rosa e nere, contrasta ancor più con il decadimento dell’imponente eremo che, seppure così inclinato – c’è chi sostiene abbia una pendenza da primato superando la Torre pisana – e perlopiù crollato su se stesso, continua a dominare dignitosamente il pianoro alberato e assolato sul quale poggia dal XII secolo.

L’eremo, che ha imprestato alla valle uno dei suoi appellativi, sovrasta la gola a sud solcata dal Fosso del Conventaccio, attualmente l’unica origine sonora che irrompe nel suggestivo silenzio che avvolge l’eremo ed il bosco.

Camminandovi intorno e al suo interno, si apprezza la buona sorte di poterlo ammirare ancora in piedi con la sua ossatura. Sì, oggi manca il tetto, che semplicemente ricopriva l’unica navata con una volta a botte e con un’architettura a capriata di travi in legno, l’ingresso non è più costituito da un portone ma da una breccia che si propaga a “V” dal basso verso gli spigoli superiori; dell’arredo, dei crocifissi, dei candelabri non ve ne è più traccia.
Però, a dar vita nuova all’eremo sorgono, tra le crepe, piantine d’ogni genere e degli alberelli da dove sono caduti dei mattoni, o nelle nicchie interne, o sopra i capitelli delle lesene che un tempo sorreggevano l’arco della navata, o alla base delle monofore, le cui radici, lentamente, s’insinuano tra un blocco e l’altro spezzandone il ritmo di simmetrie che tanto doveva essere stato accurato.

Di pregevole armonia è la scelta delle pietre, e quindi dei colori, che non è per niente casuale o tantomeno di sole ragioni estetiche. Infatti, come accade per la maggior parte dei complessi sacri, il marmo o altre pietre provengono da ciò che le risorse locali offrivano. Anzi, si potrebbe forse affermare che il complesso sorse lungo il Basso Merse non solo per l’abbondante presenza di acqua e di legname, ma anche per la ricchezza di marmo nero di Vallerano, tanto da dare origine alle cave di serpentinite gestite dagli agostiniani dell’eremo.

Tale marmo, ricercatissimo, non solo compare nell’eremo di Montespecchio alternato alla pietra locale di calcare rosa, ma fu impiegato anche per la costruzione del Duomo di Siena. Difatti, trovandosi nel comune di Murlo, all’interno di quella che oggi è la Riserva Naturale del Basso Merse, esso dista da Siena solo pochi chilometri, dove la campagna toscana ha conservato un fitto reticolo di pievi di origine medievale, sicuramente in rapporto all’importante arteria di collegamento che attraversava proprio quel territorio, la via Francigena.

Anche l’eremo di Montespecchio è di origine medievale. Per l’esattezza, grazie ai documenti è possibile appurare che fu instituito nel 1190 a seguito di una donazione. Altre attestazioni testimoniano il trasporto generato per il commercio del marmo nero da parte dello stesso eremo, principalmente per mezzo di animali da soma, in quanto probabilmente le strade non consentivano l’impiego di mezzi migliori.
Dopo circa quattrocento anni di fiorente attività, intorno al 1686, l’eremo risulta in rovina e già si faceva riferimento ad esso con il toponimo di “Conventaccio”.

La pregevole alternanza di marmo nero e calcare rosa dell'eremo di Montespecchio

La pregevole alternanza di marmo nero e calcare rosa della struttura

Così come i frati, alcune parti della struttura vennero progressivamente trasferite verso la vicina chiesa di Santa Cecilia a Crevole. Ciò sicuramente trova ragione in parte nella politica di Innocenzo X di metà Seicento sulla soppressione dei conventini d’Italia; si sostiene anche che fu la stanchezza dei monaci di abitare in quel luogo solitario ed orrido a spingere verso l’abbandono dell’eremo.

Altri racconti fanno invece riferimento all’allontanamento dei frati dall’eremo a causa di una loro disdicevole condotta morale, forse incoraggiata proprio dalle caratteristiche geografiche di quella valle, così solitaria e nascosta, quasi dimenticata tra i boschi.

By | 2019-12-11T08:18:58+00:00 giugno 16th, 2019|Storie|